Quale può essere la strada per regolamentare il Metaverso?

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Il Metaverso è l’idea di un perenne universo online, dove individui e società possono, attraverso degli avatar, incontrarsi, lavorare, giocare e socializzare. Gli esperti lo definiscono una evoluzione di internet ed è infatti strettamente connesso al concetto di Web 3.0, un web decentralizzato e svincolato dall’egemonia social e dalla centralizzazione imperniata su pochi – ed enormi – soggetti.

Nonostante ad oggi questo concetto non abbia ancora preso pienamente forma, in molti si cominciano a chiedere quali siano i limiti finanziari e giuridici di questo universo parallelo. Il problema non è di poco conto, poiché è evidente come si sia in presenza di una specie di ponte che unisce la realtà al virtuale. E la sua espansione è solo questione di tempo, come abbiamo raccontato in questo articolo.

Impedire al Metaverso di diventare un paradiso fiscale

Il Metaverso sarà una sorta di paradiso fiscale che permetterà a chi guadagnerà attraverso NFT, di non pagare alcun tipo di tassa?

Sono in molti a crederlo, facendo notare che, ad oggi, non esiste alcun tipo di legislazione che regoli questo universo. Tuttavia, si tratta di una visione non del tutto esatta e che ha generato un dibattito. Diversi esperti affermano, infatti, che, in assenza di una legislazione specifica in materia, è quella «reale» a dover intervenire.

  • La materia è complessa perché, per poter applicare tale tassazione, è necessario prima di tutto identificare la persona fisica o la società a cui l’avatar presente nel Metaverso fa capo.
  • Il secondo passo sarebbe poi quello di individuare la sede dell’attività d’impresa nel mondo reale e, di conseguenza, la giurisdizione fiscale a cui è assoggettata.
  • Infine, bisognerà comprendere la tipologia di beni che ha generato lo scambio di NFT, per avere un corretto quadro inerente al trattamento fiscale. Attualmente, infatti, la tassazione NFT dipende, nella maggior parte dei casi, dalla tipologia di beni sottostanti e dalla natura del soggetto che crea o commercializza l’NFT.

Metaverso e fiscalità: qual è la strada giusta? Accorpare virtuale e reale

Ad oggi l’unico sistema per dare delle regole al Metaverso è quello di non scinderlo dal mondo reale. Detto in altri termini, il Metaverso non è da considerarsi un universo a sé stante, ma un continuum della vita di tutti i giorni.

Questo procedimento non è sbagliato, se ci si riflette. Se, infatti, un lavoratore riceve un compenso per un lavoro svolto nel mondo virtuale, sarà comunque costretto a «portare» tale compenso nel mondo reale. Ci sarà quindi un momento in cui il guadagno in criptomoneta dovrà tradursi in moneta reale.

Ora, benché la fiscalità inerente agli NFT sia diversa da quella delle criptovalute, è con queste ultime che avviene la maggior parte delle transazioni. Ciò ha portato ad affermare che basterebbe applicare la fiscalità cui sono soggette queste ultime.

Ma il problema non sarebbe comunque risolto: in Italia, ad esempio, la posizione delle Agenzie delle Entrate riguardo alle criptovalute non è del tutto chiara. Queste vengono, infatti, equiparate alle valute estere proprio in quanto manca una legislazione dedicata.

C’è invece chi è incline a equiparare criptovalute e NFT a beni immateriali, probabilmente per via dell’effettivo uso corrente che se ne va, cioè non tanto come moneta vera e propria quanto come investimento fine a sé stesso. Ma, anche in questa ipotesi, esiste un vuoto normativo importante.

In entrambi i casi, si tratterebbe di un’entrata percepita che andrebbe necessariamente dichiarata: che sia, come nel primo caso, un reddito da lavoro, o una plusvalenza derivante da una tipologia di investimento finanziario.

Peraltro, in merito esiste già una normativa dell’Agenzia delle Entrate, secondo la quale l’erogazione di token da parte del datore di lavoro costituisce reddito di lavoro dipendente e deve essere dichiarata.

Se l’esempio lavorativo ci appare ancora troppo remoto, visto che ancora non è molto diffuso il lavoro nel Metaverso, possiamo rapportare il ragionamento al mondo del gaming che, almeno per il momento, rappresenta la principale arena di gioco di criptovalute e NFT.

Come avevamo scritto qualche tempo fa, esistono infatti già numerosi casino online stranieri presenti nel metaverso, in cui si gioca con criptovalute e NFT. In uno di questi, all’utente è addirittura offerta l’opportunità di compartecipare alla gestione di apparecchi come slot machine, per incamerare un guadagno vero e proprio che prescinde dalle eventuali vincite di gioco.

In questo caso, quindi, oltre al problema della tassazione dei redditi da lavoro, ci sarebbe anche il nodo della tassazione a cui talune vincite da gioco sono soggette in diversi paesi, come ad esempio l’Italia.

Ma il problema della tassazione non si fermerebbe al singolo, bensì riguarderebbe anche le imprese e le società operanti all’interno del Metaverso, che devono essere soggette a IVA.

Necessaria una legislazione internazionale

All’inizio di questo articolo abbiamo parlato delle difficoltà nel reperire la giurisdizione fiscale dei soggetti che operano nel Metaverso. Ebbene, questa difficoltà è resa tale anche da un altro fattore, ovvero la legislazione che ogni singolo Stato potrebbe utilizzare per quel che riguarda il Metaverso: il nodo normativo non è risolvibile all’interno dei confini fisici dei singoli Stati, poiché nel Metaverso questi confini non esistono.

Ed è per questo che occorrerebbe una legislazione internazionale, proprio per evitare che ogni singolo Stato si senta libero di legiferare in modo autonomo, senza doversi attenere ad alcuna linea normativa.

Per concludere, dunque, sono svariate le correnti di pensiero sul Metaverso e proprio questa diversità rischia di creare danni. Occorre dunque una legislazione univoca o, quantomeno, delle direttive internazionali che permettano di fare chiarezza su un aspetto che, nel medio periodo, farà parte del nostro vivere quotidiano.

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